30. set, 2021

Una sanità malata e fino ad oggi senza cure di Marisa Palasciano

Dire che il commissariamento in Calabria ha prodotto più danni che benefici - visto che ha generato risultati disastrosi dal punto di vista economico e contabile e, al contempo, ha deresponsabilizzato la classe politica e i vertici burocratici delle Aziende sanitarie ed ospedaliere rispetto alla necessità di garantire un servizio efficiente e rispondente ai bisogni del cittadino - è pleonastico e fa parte della retorica elettorale del momento. 
Quale può essere, dunque, il punto da cui partire per proporre una riflessione che abbia senso, logica e utilità? I bilanci non veritieri? I disavanzi stratosferici determinati dalla pregressa cattiva rappresentazione del patrimonio aziendale? I crediti inesigibili riportati ab libitum? La mancata costituzioni dei fondi rischi su crediti? La mancata costituzione del fondo rischi per interessi passivi su fatture non liquidate? La pessima gestione della liquidità di cassa da parte dei responsabili economici delle aziende? La mancata quantificazione del debito commerciale? I pignoramenti presso terzi per contenziosi (bloccati solo per un breve periodo dal Covid -19) ? Il disallineamento delle fatture caricate sulla piattaforma dei crediti certificati (PCC) ed il partitario dei fornitori delle aziende del Servizio sanitario regionale? L’esplosione delle spese legali sostenute per il contenzioso? I saldi contabili da cui si è partiti per il periodo 2000/2005, a seguito di una attenta e tempestiva ricostruzione contabile operata, in soli quattro mesi, dall’allora Commissario di protezione civile?
Non c'è che l'imbarazzo di scegliere da quale grumo di problemi irrisolti prendere le mosse.
La verità è che, dopo più di dodici anni di commissari e super-mega direttori generali messi a capo del Dipartimento Tutela della salute della Regione e delle Aziende sanitarie e ospedaliere, la situazione è al punto di partenza, con l’aggravante che sono trascorsi dodici anni di deserto commissariale, la mobilità passiva è fissa sopra i 300 milioni di euro l’anno ed i ripiani dei disavanzi milionari delle Aziende, pagati con le tasse derivanti dalle addizionali regionali, sono serviti solo a coprire parte degli interessi passivi e delle spese legali derivanti dal ritardo dei pagamenti ai fornitori, mentre l’assenza di molti bilanci delle Aziende del SSR, oggi a distanza di anni,  è uno dei punti più attenzionato dai Tavoli Romani (Massicci/Adduce).
Un guaio immenso insomma. Ma è sull' organizzazione sanitaria che i commissariamenti hanno superato ogni misura e dato il peggio di sé.
Basti esaminare i sovrapposti, inutili e decontestualizzati atti aziendali, redatti, dai commissari straordinari e finalizzati al raggiungimento degli obiettivi imposti dai Ministeri della Salute e delle Finanze, nei tempi stabiliti dai vari "decreti-Calabria" (parzialmente incostituzionali). 
Atti aziendali anacronistici nella metodologia e modellati su sistemi sanitari arcaici e assolutamente non pertinenti al fabbisogno sanitario regionale. Adottati dai vari commissari straordinari, entro i 90 giorni dalla nomina degli stessi (tra marzo /aprile 2021 ), poi trasmessi al Dipartimento e di cui, dopo 6 mesi, ancora oggi non vi è traccia della loro approvazione/modifica/bocciatura.
Insomma: fuffa per gli allocchi! 
Tempo perso, che però ha migliorato la creatività dei commissari ad acta che nel frattempo si sono inventati di tutto, pur di tutelare interessi già consolidati e garantirsi la “pace sociale”.
Alcuni esempi:
a) piani di assunzioni predisposti senza avere idea di quale sia il reale fabbisogno epidemiologico nei territori. E va aggiunto che la pessima organizzazione delle attività connesse all’assistenza, ha ulteriormente stratificato le responsabilità, ingarbugliando sempre di più il delicato e precario Sistema sanitario regionale;
b) Il ricorso alle assunzioni rapide. Grazie all’emergenza covid-19, le assunzioni di personale che avrebbero dovuto essere fatte con una maggiore attenzione alla qualità delle professionalità, anziché al numero di unità lavorative da reclutare, ha ulteriormente messo in crisi le Unità Operative già in sofferenza. E’ superfluo dire che la qualità delle risorse umane in qualsiasi contesto lavorativo fa la differenza.
c) il ricorso all’attribuzione di funzioni organizzative ritagliate su misura, per attività non strategiche né essenziali per il risanamento dei conti pubblici, bensì solo (diciamo così) per tenere sotto controllo le attività routinarie. Il tutto con il consenso dei collegi sindacali, degli organi di valutazione interni e purtroppo anche delle organizzazioni sindacali e tutto con l'obiettivo di salvaguardare lo status quo;
Le professionalità, in genere, si scelgono tra quelle più competenti e prossime al mondo lavorativo che si vuole migliorare. In campo amministrativo, invece, privilegiare le professionalità esperte che conoscono bene le materie da trattare fa la differenza essenziale per aiutare il sistema ad uscire dal blocco delle risorse ministeriali .
 Eppure, grazie al Decreto 150/2020 che rinnova il commissariamento ministeriale in Calabria, con l’art.1 comma 2 (dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale sent. 168/2021) , abbiamo assistito alla selezione per la Struttura commissariale di personale proveniente dai tribunali e dagli uffici pubblici più disparati che nulla ha mai avuto a che fare con la sanità, se non per essere stato utente/paziente. Mah!
Procedendo in maniera così approssimativa e sbagliata, balza all'evidenza l'incredibile volontà ministeriale di non fare uscire la sanità calabrese dalla voragine di debiti e dal mancato rispetto dei Lea.
Non c'è altra spiegazione. La realtà sanitaria che abbiamo davanti non induce all'ottimismo e i risultati appaiono disastrosi.
Nessun obiettivo del Piano di rientro 2022/2023 (art.6 c.2 dichiarato incostituzionale) è stato raggiunto ed i Livelli essenziali di assistenza scendono come se non ci fosse alcun fondo, le risorse che avrebbero dovuto essere erogate dal Ministero del Tesoro (relative alle premialità degli anni 2018/2019 e anche al 2020) continuano ad essere ostaggio della diffusa malagestio sanitaria i cui mandanti non sono rinvenibili solo in Calabria.
A breve il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) , ovvero le risorse previste per migliorare la sanità in generale, con le premesse suddette, purtroppo troveranno il Dipartimento Salute ed il commissario ad acta, professionalmente ed organizzativamente inadeguati
per una razionale e puntuale programmazione delle risorse della Missione 6 (salute) previsto dal Pnrr.
È come dire che piove sul bagnato. Come potrà la Calabria, in queste condizioni, mettere a valore le risorse europee per occuparsi proficuamente di innovazione, ricerca e digitalizzazione del Sistema sanitario regionale, reti di prossimità, sviluppo di soluzioni di telemedicina avanzata a sostegno della Assistenza domiciliare integrata? È evidente che gli interventi per dare una svolta alla sanità non possono essere lievi né in continuità col passato.
C'è bisogno di una politica che sia consapevole che senza segnali di netta discontinuità si rischia il default. E contemporaneamente è necessario un cambiamento soprattutto culturale di tutti gli attori che hanno un ruolo nel settore. La competenza digitale diffusa sarà un elemento imprescindibile e, il Governo e le Regioni, dovranno garantire un livello di uniformità di accesso superando frammentazioni e iniquità.
Le risorse del Pnrr dovranno servire a fare evolvere le competenze ed i modelli di cura i cui risultati ottenuti dovranno essere misurati sui benefici che riverseranno sull’intero sistema. Insomma da un lato sarà necessario recuperare sul piano del disavanzo del debito, ma dall’altro è essenziale programmare e controllare al meglio le nuove risorse provenienti dal Pnrr in sintonia con le politiche ambientali e sociali.
Abbiamo bisogno di metter in atto una nuova strategia sanitaria One Health, ben sapendo che non si può essere sani all’interno di un ecosistema malato. È una sfida che non possiamo evitare, anzi dobbiamo accettarla, ma per vincerla c'è la necessità di mettere in azione le competenze e i migliori professionisti di cui dispone la Calabria.
Marisa Palasciano