30. ago, 2021

Il lavoro a capotavola di Sandro Nucci

Le prossime elezioni regionali e del comune di Cosenza stimolano un dibattito sul lavoro e sulle occasioni per la nostra terra.
La prima riflessione va fatta sulla novità che 2 dei 3 sindacati confederali hanno come nuovi segretari nazionali due calabresi la Uil, con Pierpaolo Bombardieri, e la Cisl, con Luigi Sbarra. Due reggini doc.
 Non lo dico sperando che gli stessi facciano prevalere su tutto i bisogni di noi calabresi ma che, conoscendo i problemi intimi e generali che bloccano lo sviluppo della Calabria provino a cambiare le cose.
 Leggo sul blog delle buone intenzioni che apprezzo ma temo che per "liberare " la nostra regione servano interventi strutturali, sociali e culturali. Prima di ogni cosa una inversione a 180 gradi sul principio e sulla necessità di proteggere il "lavoro" e non solo i lavoratori.
 Il lavoro da noi si riduce ad una merce di scambio fra imprenditori e amministratori incapaci di intervenire sul sistema se non esclusivamente per ridurre i licenziamenti o più spesso per rimandare alle prdite occupazionali.
Premesso questo, il dibattito dovrebbe svolgersi sui soggetti che si propongono per amministrare gli interessi. Ora dando per scontato che una intera classe dirigente ha fallito come si può conciliare una loro riproposizione "a tutti i costi?. "Emblematiche sono le resistenze di alcuni politici che dopo decenni di presenze in incarichi prestigiosi oggi fanno le barrcate annunciando nuovi partiti al loro servizio. La pandemia ha messo in mostra le nostre assolute mancanze cominciando dalla sanità depredata da decenni di interessi privati. Ma anche lo studio dei voti per comuni che dimostra senza ombra di dubbio la subalternità al sistema nazionale che dopo averci derubati da finanziamenti e innovazioni oggi si propone come salvatore della Calabria.
 Io credo che la pandemia possa essere usata per ripulire le istituzioni ma anche le menti dei calabresi dal vecchio principio di delegare anche il diritto al voto.
 Ci vogliono competenze e menti libere per mettere al tavolo "il lavoro” per crearlo e difenderlo lasciando che l’occupazione diventi produttiva e possano così difendere i singoli posti di lavoro.
 Una sola certezza abbiamo oggi e che quanto abbiamo fatto fino ad oggi non può e non deve essere riproposto.
 Un saluto a quanti come me da 50 anni fanno riferimento a CL che nel loro annuale meeting offrono occasioni per riflettere, per non tenere in tasca le loro mani pulite e continuino a lavorare per il Sogno di don Giussani
Sandro Nucci